Forte e resistente, dagli alti e certificati valori nutritivi la varietà Cappelli si riprende la scena tra le semine di grano duro ritagliandosi, da subito, un ruolo da protagonista.
Per chi dunque oggi ha deciso di puntare sul cosiddetto Senatore Cappelli (ottenuto dal genetista marchigiano Strampelli ad inizio del secolo scorso 1918 e dedicato a colui che ne finanziò l’impresa “agraria”) la scommessa sembra meno ardua di quanto non apparisse solo pochi anni addietro.
La varietà “inossidabile” riesce infatti a coniugare molteplici esigenze regalando soddisfazione dalla semina alla tavola passando per una filiera minuziosamente controllata.
E questa realtà, dai contorni positivi, è confermata proprio dai numeri che la rappresentano, sempre più in crescita: dai coltivatori che la scelgono, alle imprese che la lavorano con tecniche artigianali nel rispetto delle proprietà organolettiche, fino alla distribuzione finale sullo scaffale.
Da lì al consumatore finale che ne promuove l’acquisto convintamente il passo è stato assai breve, ma non casuale, frutto di studio approfondito ed una esperienza maturata in un cammino che non poteva prescindere dalle garanzie offerte.
La scelta nel 2019 è sempre più consapevole e informata e chi porta in tavola un prodotto a base di questa ritrovata e migliorata varietà Cappelli vuole coniugare il gusto con l’eccellente contenuto proteico, la ridotta quantità di glutine e la sicurezza dell’apporto di qualità nutrizionali non comuni.

Grano Senatore Cappelli: un prodotto di indiscussa qualità
Questo grano speciale, vecchio e non antico, pare in grado di vincere la sfida in un mercato globale in cui spesso la quantità aveva trionfato sulla qualità a scapito di una continua ricerca dell’eccellenza nell’individuazione del miglior seme.
Storicamente l’attività di analisi scientifica sui cerali a paglia, da sempre, è stata un vanto dei laboratori tecnici “in campo” d’Oltralpe, mentre la SIS (storica e tecnologicamente all’avanguardia nel nostro panorama nazionale Società Sementiera Italiana) prosegue ininterrottamente nell’ottimizzazione del virtuoso progetto di rilancio qualitativo ed economico del Cappelli.
L’impegno sulla strategia di rilancio unisce oggi partner di autentico livello: dalle imprese agricole del territorio, alla capillare organizzazione dei Consorzi agrari, passando naturalmente per SIS e Bonifiche Ferraresi che rende efficiente, completa ed incrementa la filiera consegnando al mercato un prodotto di indiscussa qualità e senza alcun tipo di miscelazione. È fatto accertato che il recupero del seme in purezza assicura il risultato finale che finisce nel piatto attribuendo così un nuovo e non scontato valore a questa varietà.
La filiera agroalimentare robusta che conta su un progetto di sostanza e resa
In Italia, fino a pochi mesi fa, le coltivazioni di questa tipologia di grano duro contavano semine che si distribuivano su poco più di un migliaio di ettari nell’intera Penisola, mentre ora l’utilizzo ha subìto una decisa impennata e con un andamento progressivo nel tempo: 5000 ettari già nel 2018 e più di 6000 nel 2019 con previsioni di ulteriore quanto esteso sviluppo in ogni parte del paese.
Questi dati poi ritrovano un riscontro in cifre e analisi in termini di richiesta e sempre più frequenti sono le domande degli imprenditori agricoli a favore del Cappelli con relative adesioni spontanee al contratto di coltivazione che unisce strategicamente l’intera filiera.
Partendo dal costo di produzione per arrivare al confezionamento di un prodotto che sembra proprio piacere sempre di più al consumatore le fasi intermedie di lavorazione risultano assai numerose, ma ognuno dei tasselli che compongono questo colorito mosaico ha trovato una proporzionale soddisfazione di resa. Chi sottoscrive il contratto di varietà Cappelli è tenuto a rispettare regole ferree, clausole molto precise che consolidano e assicurano il percorso, elementi irrinunciabili come il controllo in azienda e il supporto di esperti certificati con l’impegno della successiva consegna dell’intero raccolto al fine di negoziare, alla vigilia della stagione di semina, una più adeguata e quindi migliore remunerazione anche per chi produce, e anche questo è un fatto non scontato.
Una filiera robusta che conta su un progetto di sostanza e resa è la migliore delle garanzie per chi consuma, per chi lavora la materia prima e soprattutto alla base di un’agricoltura rigenerata e in grado di riprendersi il ruolo che le compete nel complesso sistema produttivo italiano alle prese con impegnative sfide universali in cui ci si trova spesso ad operare, ogni giorno, misurandosi con variabili imponderabili.

Andrea Gavazzoli
Giornalista professionista e autore, parmigiano 45enne, ha lavorato in giornali, radio e tv locali e nazionali, in gruppi imprenditoriali privati attivi su scala globale, è stato docente di Teoria e Tecnica dei Nuovi Media alla Facoltà di Lettere presso l’Università di Parma. Oggi è titolare di uno studio di comunicazione e relazioni esterne operante su tematiche e progetti ambientali, agroalimentari, associativi e formativi


